maggio 27, 2018 amministro

21. UN GIRO AL ROSTI BAR
Rosti che Giro!

Mentre a Roma il Giro è alla passarella finale, al Rosti Bar siamo già al bilancio.

«Diciamo la verità: Froome non è mai piaciuto a nessuno, e nemmeno la sua squadra.»

«Un robot che pedala come un anatroccolo meccanico, protetto dai carri armati.»

«La tristezza del ciclismo scientifico.»

«E poi invece cosa succede? Sulla cima Coppi dal brutto robot-roccolo viene fuori un leone, e fa un’impresa leggendaria. Follia, coraggio, furore. Un mito!»

Oltre all’exploit Froome, i temi caldi sono: gli italiani, i bergamaschi, le squadre Rosti, e che Giro è stato questo Giro, e che donna è la mia donna, e se valga la pena rincorrerla o no.

«Il Giro, con questo Giro, che è il primo Giro Rosti, si è dimostrato la corsa a tappe più dura e spettacolare del mondo.»

«L’unica nota davvero negativa sono gli italiani. Viviani a parte, gli uomini di classifica…»

«Aru non aveva le gambe, Pozzovivo non ci ha mai creduto.»

Sui bergamaschi, invece, parte un dibattito con due opinioni e un teorema (controverso). Un’opinione è che i nostri due ragazzi dell’Androni (Cattaneo e Masnada) abbiano fatto molto bene, provandoci e sfiorando la vittoria, mentre Barbin e Villella, che pure si sono fatti vedere, potevano fare di più. La seconda opinione è legata al teorema Berlinguer: «basta guardare l’albo d’oro». «Abbiamo vinto 8 edizioni su 101 del Giro. 3 volte Gimondi, 2 Gotti e Savoldelli, 1 Pesenti.» «A parte Savoldelli, gli altri sono della Val Brembana. Anche a questo Giro, a parte Cattaneo, gli altri 3, Masnada, Barbin e Villella sono della Val Brembana. Dovevano fare di più.» Il teorema Berlinguer è che se sono della Val Brembana devono essere dei campioni.

«Ma Barbin non è di Osio?» dice il Marelli, e Berlinguer, impassibile: «Osio è nel bacino fluviale del Brembo.» Il Gino: «Bravo, allora anche Brembate è in Val Brembana». Brembate è il paese del Gino, del Marelli, della Mery, e del maglificio Rosti.

E così il discorso si sposta sulle divise Rosti.

«La Androni giocattoli merita un 9. Per il 10 ci voleva la vittoria di tappa.»

«Dalla AG2R mi aspettavo di più. Si rifarà al Tour.»

«Ma la cosa notevole è aver debuttato con questo Giro spettacolare».

A quel punto mi suona il telefono, esco a rispondere, e quando rientro mi inchiodano.

«Cosa c’è? L’altro l’ha lasciata? Ha capito che il suo uomo sei tu?»

«Facci vedere che faccia ha, almeno.» «Non solo la faccia.»

Dico: «Non se ne parla neanche.»

«Facciamo così: falla vedere alla Mery, è una donna, sentiamo cosa dice lei».

Cedo. Apro la gallery “principessa portrait” e consegno alla Mery il mio telefono. Sono solo 5 foto. La Mery le guarda per meno di 1 minuto.

«Non vorrei sbagliarmi o ferirti, ciccio, ma l’impressione è che sia una di quelle donne che appena compare un uomo diventano delle cucciole innocenti e abbandonate, bisognose di tutto: mentre in realtà se la sanno cavare benissimo da sole. E ti fanno sembrare normale tutto quello che fai per loro. Loro invece per te non muoverebbero un dito. E anche questo ti sembra normale.»

Resto senza parole. Al cuore del problema con la precisione di un chirurgo.

In quel mentre il gruppo taglia il traguardo, finisce il Giro, ed entra il Ganassì.

«Rosti che Giro! Ciao fratello, hai proprio la faccia di uno che ha bisogno di offrirmi da bere.»

(ultima puntata)